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Buchi coronali: perché alcune aurore tornano quasi ogni 27 giorni

Buchi coronali: perché alcune aurore tornano quasi ogni 27 giorni

Non tutte le notti attive iniziano con una spettacolare esplosione solare. Molte aurore sono alimentate dai buchi coronali, regioni dell’atmosfera solare in cui il campo magnetico si apre verso lo spazio e lascia uscire vento solare più veloce.

Un’autostrada aperta nel campo magnetico

Nelle immagini ultraviolette i buchi coronali appaiono più scuri perché il plasma è meno denso e più freddo rispetto alle aree circostanti. Da queste regioni parte un flusso ad alta velocità, spesso chiamato CH HSS, che può raggiungere la Terra e comprimere la magnetosfera.

Perché il fenomeno può ripetersi

Il Sole ruota in circa 27 giorni visto dalla Terra. Se un buco coronale resta stabile per più rotazioni, il suo flusso può tornare a colpire il nostro pianeta con una cadenza simile. Non significa che ogni passaggio sarà identico: forma del buco, densità e orientamento del campo cambiano nel tempo.

I segnali tipici

  • Aumento graduale della velocità del vento solare.
  • Oscillazioni del Bz e possibili periodi prolungati verso sud.
  • Attività geomagnetica spesso meno improvvisa di una CME, ma capace di durare più a lungo.
Le CME sono i temporali violenti dello spazio; i buchi coronali assomigliano a venti forti che possono tornare con il ritmo della rotazione solare.

Come usarli nella pianificazione

Le mappe solari permettono di riconoscere un grande buco coronale prima che il suo flusso raggiunga la Terra. Le ricorrenze di 27 giorni sono utili come indizio, non come promessa: la decisione finale deve sempre basarsi sui dati reali del vento solare e sulle nuvole locali.

Fonti